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L'amore è un equivoco della ragione,un momento di ebbrezza euforica che poco per volta si trasforma e ci si rende conto che in effetti è un equivoco.

La vita, più che una corsa verso la morte, è una disperata fuga dalla nascita.Quando veniamo al mondo affrontiamo una sofferenza e un disagio che ci portiamo avanti tutta la vita,quelli di un passaggio traumatico da una situazione conosciuta all'ignoto.

Questo è il primo grande disagio.Il secondo,non meno traumatico,è quando ci rendiamo conto che dovremo morire.

L'uomo diventa grande diventa spirituale o altro,quando riesce a superare questi disagi senza ignorarli.Ora,se a essi si aggiunge anche l'esercizio della solitudine,ecco che allora forse a differenza di altri che vivono protetti dal branco,alla fine della tua vita riesci a consegnare alla morte una "Goccia di Splendore".

Se ti opponi,se ti rifiuti di attraversare e superare questi disagi,per sopravvivere ti organizzi affinchè siano altri a occuparsene e deleghi.Questa rinuncia ti togli dignita,ti toglie la vita.

Credo che l'uomo per salvarsi debba sperimentare l'angoscia della solitudine e dell'emarginazione.

La solitudine,come scelta o come costrizione,è un aiuto;ti obbliga a crescere.Questa è la salvezza.     Fabrizio De Andrè

Testi Fabbrizio De Andrè

 

Fabrizio De Andrè 1966

La ballata della amore cieco o della vanità
La ballata dell'amore cieco o della vani
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Amore che vieni amore che vai
Amore che vieni amore che vai.doc
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La canzone di Marinella
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